Bach is Back

(Questo testo è stato scritto per il libretto dell’opera “Bach is back” ideata da Redi Hasa, con gli arrangiamenti di Ekland Hasa, testi e cura del progetto di Giorgia Salicandro; la foto è di Fabrizio Lecce. Il documentario “Bach is Back è visibile QUI)

Abbarbicati gli uni agli altri tra pieghe di marmo, santi dallo sguardo latteo e putti con le ali spiegate da secoli accolgono il riverbero di una nota di violoncello. La navata a forma di ellissi, gli altari laterali da cui fioriscono fiori immobili. Tra cappella e cappella, un apostolo affacciato da una parasta come dalla soglia di un altro universo. Sulle rispettive pale d’altare, sant’Agata, sant’Anna, la Madonna della Luce quasi in attesa di entrare da una finestra sigillata sul cielo. Dall’altare maggiore San Matteo sorveglia la scena che si staglia nella settecentesca chiesa leccese a lui dedicata. Non è un rito sacro quello che sta per risuonare tra queste mura, eppure è facile cadere nella tentazione di confondersi…

Al centro dell’abside, cinque altre figure di donna. Gli abiti attraversati dai ricami come tracce di generazioni a ritroso nel tempo, risplendenti d’oro, sembrano icone anche loro, forse giunte in visita da una remota chiesa bizantina. L’arco tende un “sol” sul violoncello, migliaia di pulviscoli si alzano attraversando il fascio di luce che colpisce l’altare. Sfiorano il profilo delle donne, i vestiti di seta, la fissità dei loro volti. Poi, finalmente, un respiro ne scombina la direzione, restituendo a un’identità corporea quelle insolite madonne. No, questa non è un una funzione sacra, ma un rito tutto umano che celebra un matrimonio tra culture e musiche prodigiose: il canone lasciato in eredità da Johann Sebastian Bach, il maestro della tradizione colta occidentale, e il canto iso-polifonico albanese, tramandato di voce in voce dagli abitanti delle montagne, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. L’uno segnato tra altezze celesti, l’altro affiorante dal cuore popolare del Mediterraneo.

Quelle note, quel canto, riemergono ora dai secoli come staccandosi dal marmo, prendendosi per mano. Redi Hasa ha immaginato queste nozze di frontiera, Ekland Hasa le ha imbastite, componendone gli arrangiamenti. Il violoncello suona il Preludio della Suite n.1, il pianoforte risponde con il Preludio in do minore. Le percussioni di Vito De Lorenzi danno il “la” al canto delle montagne, il coro Jehona – Irini Qirjako, Fiqirete Kapaj, Sabahet Vishnja, Irena Saraci, Nevila Matja Hasa – ne riporta l’antica eco.

Una scommessa: mettere in connessione due volti della storia culturale estranei l’uno all’altro eppure con un sigillo comune, la polifonia. È questa la lingua franca attraverso la quale lanciare un dialogo. Riportare nelle chiese le composizioni religiose, ma “abitarne” gli spazi anche con le note scritte dagli uomini per gli uomini, fatte per risuonare tra gli affreschi di un castello o in paesi da pochi abitanti, in una festa, per celebrare una gioia, al capezzale di una disgrazia. Se Bach scrisse la propria firma nel contrappunto, il canto iso-polifonico è costruito su un accordo di voci a cappella di cui l’ultima, “iso”, il basso ostinato, è come il terreno sul quale – quasi appartenessero a creature della natura – si posano tutte le altre. Ne L’arte della fuga, l’opera incompiuta considerata il suo testamento spirituale, Bach evitò di indicare quali strumenti dovessero suonare concedendo di fatto un lasciapassare a qualunque musicista si fosse cimentato con la sua arte.

Bach è tornato: ma è mai andato via? Bach is Back è il tentativo di un nuovo viaggio verso l’opera di Bach come lui stesso fece, nonostante distanze chilometriche da percorrere a piedi, per andare a incontrare i suoi maestri. E come ogni viaggio, anche questo traccia la propria rotta passando per i luoghi conosciuti da chi si mette in cammino: è, questo, il percorso adriatico di Redi ed Ekland Hasa, albanesi da oltre vent’anni in Italia, e con un bagaglio che unisce il rigore della scuola classica all’eco delle tradizioni popolari. Passato e presente, tributo e sperimentazione, un rito di passaggio per restituire il contemporaneo al canone, il respiro alla perfezione del marmo, un viaggio che dalla navata di una chiesa riporta a casa verso Est, verso Nord, verso un luogo inedito, una città che non è – ancora – da nessuna parte.

Giorgia Salicandro

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Bach in Back” è un progetto di Ponderosa Music & Art cofinanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma straordinario in materia di cultura e spettacolo 2018, realizzato in partnership con Polo Bibliomuseale di Lecce, SAC Terre di Lupiae, Delegazione Fai Andria Barletta Trani, associazione culturale Le 3 C e con il patrocinio del Comune di Bisceglie.

Prima edizione

22 novembre 2019, Chiesa di San Giovanni Battista, Patù (Le)

23 novembre 2019, Chiesa di Santa Margherita, Bisceglie (Bt)

29 novembre 2019, Auditorium Diocesano Vallisa, Bari

30 novembre 2019, Chiesa di San Matteo, Lecce

Da un’idea di Redi Hasa

Progetto e testi a cura di Giorgia Salicandro

con

Redi Hasa: violoncello

Ekland Hasa: pianoforte, arrangiamenti

Vito De Lorenzi: percussioni

Coro “Jehona”: Irini Qirjako, Fiqirete Kapaj, Sabahet Vishnja, Irena Saraci, Nevila Matja Hasa

Valerio Daniele: sound engineer

Rocco Nigro: riprese audio

Riprese video realizzate in occasione del concerto presso la Chiesa di San Matteo a Lecce

Un documentario Luoghi e Visioni realizzato da MeditFilm

Regia di Fabrizio Lecce